Siamo presenti in oltre 50 Paesi e ogni giorno aiutiamo milioni di genitori in tutto il mondo a rendere più semplici e veloci le attività legate alla preparazione del biberon e alla cura del bambino.
Formula Pro Advanced è uno dei nostri prodotti più apprezzati: prepara automaticamente il biberon, miscelando, riscaldando ed erogando latte in formula con la semplice pressione di un pulsante. Oggi vanta una valutazione media di 4,7 stelle su 5, basata su oltre 47.000 recensioni raccolte a livello internazionale.
Ha inoltre ricevuto 8 riconoscimenti internazionali, assegnati da realtà come The Everymom, Parents, Babylist, BestReviews e USA Today Network.
Una delle domande che riceviamo più spesso riguarda la temperatura dell’acqua e, in particolare, la preparazione del latte in polvere con acqua a 70 °C. Tema discusso anche in questo articolo de ilsalvagente.it.
In questo blog approfondiamo l’argomento, analizziamo le diverse indicazioni delle autorità sanitarie e spieghiamo ciò che è importante sapere per utilizzare Formula Pro Advanced correttamente.
DA DOVE NASCE LA RACCOMANDAZIONE DEI 70 °C
La formula in polvere non è un prodotto sterile. Il Regolamento (CE) 2073/2005 richiede che sia priva di Salmonella e Cronobacter sakazakii, non che sia sterile: si tratta di un alimento in polvere, non di un prodotto sottoposto a sterilizzazione finale.
Da questa premessa nascono le linee guida FAO/OMS del 2007 sulla preparazione sicura della formula in polvere, che raccomandano di ricostituirla con acqua a non meno di 70 °C per ridurre il rischio legato a questi microrganismi. È importante dirlo con chiarezza: l'OMS raccomanda i 70 °C. Chi sostiene il contrario riferisce un dato sbagliato.
COME VIENE RECEPITA NEI DIVERSI PAESI
Le autorità sanitarie nazionali recepiscono quella raccomandazione in modo diverso. Alcune la adottano come indicazione generale per tutti i lattanti; altre la riservano ai bambini più fragili; altre indicano intervalli di temperatura più bassi per i nati a termine e sani. Un esempio documentato è il BfR, l'istituto federale tedesco per la valutazione del rischio: nel parere 009/2022 del 29 marzo 2022 considera appropriate, per i lattanti nati a termine e sani, temperature "ranging from roughly 20 °C to 50 °C" [da circa 20 °C a 50 °C], e rileva che la maggior parte dei produttori di formula indica una ricostituzione tra 40 °C e 50 °C. Vale la pena notarlo: le istruzioni riportate sulle confezioni di latte in polvere indicano, nella maggior parte dei casi, una temperatura diversa dai 70 °C.
Anche l'ESPGHAN, la Società Europea di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica, ha espresso riserve sull'uso sistematico di acqua molto calda, per l'effetto del calore su alcuni nutrienti termosensibili (Agostoni C., Axelsson I., Goulet O. et al., Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition 2004;39:320–322).
La ragione di queste differenze è che il livello di rischio non è lo stesso in tutti i contesti: qualità dell'acqua, standard igienici, condizioni di conservazione e controlli di produzione cambiano da Paese a Paese. Tutte queste indicazioni, però, hanno lo stesso obiettivo: ridurre il rischio per il bambino.
I 70 °C ELIMINANO DAVVERO I PATOGENI?
È qui che l'evidenza è più interessante, perché la procedura è stata misurata direttamente — e in Italia.
Nel Parere n. 22 del 18 aprile 2018 della Sezione sicurezza alimentare del CNSA (Presidente Prof. Giorgio Calabrese, doc. 0001419-23/05/2018-DGOCTS), il Ministero della Salute riferisce le prove eseguite su suo incarico dall'IZSLER — Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell'Emilia Romagna (studio Prot. n. 924 del 27 marzo 2018) — su latte in polvere contaminato sperimentalmente con Salmonella spp. e Cronobacter sakazakii:
"il trasferimento di 100/200 ml di acqua (a 70 °C) in biberon comporta una notevole e rapida dispersione del calore"
"nel corso della prova di ricostituzione di 100/200 ml di latte, la temperatura del latte non supera 56 °C"
"al termine della prova, Salmonella spp. e Cronobacter sakazakii presente nella polvere di latte contaminata sperimentalmente sono risultati presenti e vitali nel campione"
In altre parole: ai volumi reali di un biberon l'acqua si raffredda troppo rapidamente, il latte non arriva a 70 °C e i patogeni testati restano vitali.
Lo stesso laboratorio ha pubblicato questi risultati anche nella letteratura scientifica internazionale (Losio M.N. et al., JPGN 2018;67(4)), e il parere del BfR li richiama, osservando che l'acqua inizialmente a 70 °C "cools down too rapidly to effectively kill off Cronobacter bacteria"[Si raffredda troppo rapidamente per eliminare efficacemente i batteri Cronobacter.].
Va detto altrettanto chiaramente ciò che lo stesso parere ministeriale afferma: temperature non inferiori a 70 °C "assicurano decontaminazioni significative". La conclusione corretta non è quindi che la raccomandazione sia inutile, ma che riduce il rischio senza azzerarlo, e che nella preparazione domestica contano almeno quanto la temperatura anche l'igiene e il fatto di somministrare subito il biberon.
E CON TEMPERATURE PIÙ ELEVATE?
Temperature più alte aumentano la riduzione della carica batterica, ma introducono altri aspetti da considerare. Il BfR osserva che l'uso di acqua a 70 °C comporta rischi propri, tra cui la perdita di nutrienti dovuta al calore e il rischio di scottature.
Sono sensibili al calore, in particolare:
- alcune vitamine termolabili;
- determinati componenti bioattivi;
- i probiotici aggiunti, quando presenti nella formula.
È il punto su cui si fondano le riserve dell'ESPGHAN citate sopra. La preparazione del biberon comporta quindi sempre un equilibrio tra sicurezza microbiologica e conservazione nutrizionale.
QUANTO È APPLICABILE A CASA?
Una raccomandazione funziona solo se le famiglie riescono a seguirla. Su questo esiste un dato italiano: uno studio condotto a Trieste su 131 lattanti tra 7 giorni e 12 mesi alimentati con formula in polvere ha rilevato che solo l'11% dei genitori applicava tutte e quattro le indicazioni fondamentali dell'OMS per la preparazione sicura (Carletti C. et al., Quaderni ACP 2008;15:15-19; Carletti C., Cattaneo A., Acta Paediatrica 2008;97:1131-2).
Lo stesso studio ha osservato un dato utile: chi aveva ricevuto istruzioni da un professionista sanitario in ospedale se la cavava meglio di chi si affidava soltanto all'etichetta. La differenza, quindi, la fa l'informazione — non la buona volontà dei genitori.
ANCHE IL RAFFREDDAMENTO E LA MANIPOLAZIONE CONTANO
Un aspetto spesso trascurato è ciò che accade dopo la preparazione. Quando il biberon viene preparatocon acqua molto calda, va raffreddato prima di offrirlo al bambino, e durante questo passaggio intervengono altri fattori:
- la manipolazione del biberon;
- il contatto con le superfici;
- il tempo di esposizione all'ambiente.
Per questo la sicurezza non dipende da un singolo numero, ma dall'intero processo: acqua idonea, mani e superfici pulite, preparazione al momento, somministrazione immediata e nessun avanzo riutilizzato.
QUANTO È GRANDE IL RISCHIO, IN NUMERI
Secondo il BfR, che richiama i dati FAO/OMS 2006, l'incidenza di infezione da Cronobacter è di circa 1 caso ogni 100.000 lattanti per anno, e sale a 9,4 su 100.000 nei nati con peso inferiore a 1.500 g. Lo stesso parere considera il rischio "extremely low" per i lattanti nati a termine, sani e di peso normale, quando la formula è preparata al momento e somministrata subito. Questi numeri spiegano perché le indicazioni più prudenti riguardano in primo luogo i bambini fragili.
PER I BAMBINI NATI PRETERMINE, DI BASSO PESO O CON DIFESE IMMUNITARIE RIDOTTE
In questi casi valgono le indicazioni del pediatra. Il Parere CNSA n. 22/2018 raccomanda per questi bambini l'impiego di latti liquidi sterili anziché di formula in polvere, e il BfR indica che per i lattanti pretermine o immunocompromessi la temperatura di preparazione va valutata con il medico.
È il punto più importante di tutto l'articolo: la discussione sui gradi riguarda i lattanti nati a termine e sani. Per gli altri, l'indicazione del pediatra viene prima di ogni altra considerazione, compresa questa pagina.
QUINDI, COSA DOVREBBERO FARE I GENITORI?
Non si tratta di scegliere a quale esperto credere, ma di seguire tre indicazioni concrete:
1. le istruzioni riportate sulla confezione della formula che si utilizza — è il produttore del latte a indicare la temperatura di ricostituzione;
2. le istruzioni del dispositivo o del metodo che si usa per prepararlo;
3. l'indicazione del pediatra, che prevale sempre, in particolare per i bambini nati pretermine, di bassopeso o con difese immunitarie ridotte.
A queste si aggiungono le buone pratiche valide in ogni caso: acqua bollita e poi raffreddata, mani pulite, preparazione al momento del pasto, somministrazione immediata e nessun avanzo conservato per dopo.
E I PREPARATORI AUTOMATICI DI BIBERON?
Diciamo subito come stanno le cose per i nostri dispositivi. Il Formula Pro Advanced eroga a 22 °C, 37 °C o 40 °C e non raggiunge i 70 °C: non è progettato per sterilizzare la formula in polvere e non lo dichiariamo.
L'intervallo in cui lavora è quello che il BfR considera appropriato per i lattanti nati a termine e sani, e coincide con la temperatura di ricostituzione indicata dalla maggior parte dei produttori di formula. Quello su cui il dispositivo incide davvero sono i fattori che l'evidenza indica come i più rilevanti nella preparazione domestica:
- prepara una singola porzione al momento del consumo, senza conservazione;
- mantiene la polvere in un contenitore chiuso ermeticamente, riducendo il contatto con le mani rispetto al prelievo con il misurino;
- eroga il rapporto polvere/acqua indicato sulla confezione in modo più costante del dosaggio manuale;
- riduce gli errori nelle preparazioni notturne, quando la stanchezza incide di più.
Se il pediatra indica la preparazione con acqua a non meno di 70 °C, quella indicazione va seguita: in quel caso il preparatore automatico non è lo strumento adatto e la preparazione va eseguita manualmente.
IN CONCLUSIONE
La formula in polvere non è sterile, e nessun metodo domestico la rende tale: la procedura dei 70 °C riduce il rischio, ma — come ha misurato il Ministero della Salute italiano attraverso l'IZSLER — ai volumi di un biberon non porta il latte a quella temperatura e non elimina i patogeni.
Ne segue che la sicurezza non si gioca su un singolo numero, ma sull'insieme del processo: acqua idonea, igiene, preparazione al momento, somministrazione immediata, rispetto delle istruzioni della formula e del dispositivo. E per i bambini fragili, l'indicazione del pediatra prima di tutto.
FONTI
- Organizzazione Mondiale della Sanità / FAO, "Safe preparation, storage and handling of powdered infant formula: guidelines", 2007
- Ministero della Salute, CNSA — Sezione sicurezza alimentare, Parere n. 22 del 18 aprile 2018 (doc. 0001419-23/05/2018-DGOCTS); prove IZSLER, studio Prot. n. 924 del 27 marzo 2018
- BfR, Opinion no. 009/2022 del 29 marzo 2022, "Recommendations for the hygienic preparation of powdered infant formula" — bfr.bund.de
- Losio M.N. et al., "Preparation of Powdered Infant Formula: Could Product's Safety Be Improved?", JPGN 2018;67(4) (IZSLER Brescia)
- Agostoni C., Axelsson I., Goulet O. et al. (ESPGHAN), JPGN 2004;39:320–322
- Carletti C. et al., "La preparazione casalinga del latte in polvere: si rispettano le regole di sicurezza?", Quaderni ACP 2008;15:15-19; Carletti C., Cattaneo A., Acta Paediatrica 2008;97:1131-2
- Regolamento (CE) 2073/2005; Regolamento (UE) 2016/127






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